Insegnare l’empatia: una ricetta facile!

Avrete sicuramente sentito parlare della famosa brioche danese, una squisita bomba calorica per la prima colazione. Ma esiste anche un altro tipo di dolce di cui forse invece non avete sentito parlare: la torta di classe. Non solo buona, ma anche utile a sviluppare le capacità empatiche dei bambini.

La Klassen Time o “Ora di classe” è un’occasione settimanale che rappresenta una parte fondamentale nel programma scolastico. Interessa bambini e ragazzi dai sei ai sedici anni, e fa parte della cultura condivisa.

L’Ora di classe è una riunione in cui gli studenti si riuniscono in un’atmosfera confortevole e accogliente per parlare insieme di problemi eventualmente sorti nel corso della settimana. Che sia una questione tra due bambini in particolare o della classe in generale, il gruppo prova a trovare una soluzione.

Non deve necessariamente verificarsi solo una volta a settimana: se gli studenti hanno bisogno di aiuto o sorgono nuovi problemi l’insegnante è libero di convocare un’Ora di classe in qualsiasi momento. Fa parte del modo in cui si prende cura del benessere della sua classe, ed è un approccio molto efficace.

Se non ci sono problemi particolari da discutere, i ragazzi dedicano comunque quel tempo a stare insieme in modo rilassato e confortevole, possono fare dei giochi di gruppo – magari in gruppi predisposti appositamente per migliorare le relazioni tra alcuni studenti in particolare – oppure tutti quanti insieme. Ed è a questo punto che entra in scena la Klassen time kage, la torta di classe. Si tratta di una torta molto semplice che i ragazzi preparano a turno per l’occasione. Se non vogliono fare la torta, sono invitati a portare comunque qualcosa di buono da condividere con i compagni dopo la discussione, se c’è. La torta di classe fa talmente parte della cultura danese che ha persino una ricetta tutta sua!

In alcune classi sono predisposte delle scatole in cui gli alunni possono lasciare anonimamente domande o argomenti di cui vogliono discutere. Nessun argomento è tabù. L’atmosfera è sempre molto aperta, tollerante e senza giudizio. Uno spazio sicuro. Talvolta gli insegnanti chiedono ai bambini di mettere nella scatola le loro osservazioni positive, perché la classe possa leggerle assieme e vedere come e in cosa sta migliorando. È anche questa una forma di reframing, perché aiuta a focalizzarsi su ciò che funziona e fa sentire tutti bene.

«Ricordo che quando avevamo dieci o undici anni parlavamo spesso del fatto che le bambine si organizzavano in dei gruppetti chiusi», racconta Anne Mikkelson, una liceale di Struer. «Era una situazione molto frequente e ne parlavamo per cercare di risolverla insieme. A volte bastava fare un po’ più attenzione e cercare di coinvolgere anche gli altri, però parlarne era sempre utile».

«La cosa importante è che tutti possano parlare ed essere ascoltati», dice Jesper Vang, insegnante di scuola media di Odense. «Il nostro compito come insegnanti è assicurarci che i bambini comprendano come si sentono gli altri e capiscano perché. In questo modo riusciamo ad arrivare a una soluzione insieme, che si basa su un ascolto reale e una reale comprensione».

L’Ora di classe è un’occasione per imparare a mettere in pratica l’empatia, a rispettare e comprendere i sentimenti altrui. E ha l’obiettivo di facilitare la connessione nel gruppo.

Forse vi sembra impossibile, eppure ci sono già molti docenti in tutto il mondo che hanno iniziato ad accogliere questo metodo all’interno dei loro programmi. Un insegnante che lavora nel New Jersey mi ha detto:

L’Ora di classe del venerdì è straordinaria! I ragazzi la adorano, e adorano condividere il cibo e le idee. Vorrei averla sperimentata prima. È una cosa talmente semplice, eppure così profonda!

Vi meraviglierebbe sapere quanto ha migliorato il rendimento dei miei alunni. Quest’anno sembrano partecipare in modo diverso, sono molto coinvolti. Per l’Ora di classe di ieri un ragazzo ha preparato dei cupcake senza glutine e ha detto: «Volevo che oggi potessi condividere anche tu qualcosa con noi». Ho pianto. Questa nuova consuetudine ha creato lo spazio perché potessero consolidarsi legami più forti tra compagni. Sono ragazzi che mi colmano di speranza.

Come spiego nel “Il Nuovo Metodo Danese per educare i bambini alla felicità in classe e in famiglia” (Newton Compton Editori), basterebbe istituire un’ora a settimana in cui gli educatori aiutano i bambini a parlare e ascoltarsi a vicenda, e la qualità del nostro futuro ne trarrebbe un grande beneficio. Dobbiamo dare meno importanza ai voti e alla didattica in senso stretto e dedicare – tra i sei e i sedici anni – un po’ di tempo in più a imparare a metterci nei panni degli altri. Stando a quel che vedo di anno in anno nei report sulla felicità mondiale, sono convinta che incorporare l’Ora di classe danese anche in Italia non possa che migliorare nostro trivsel/benessere e incrementare i livelli di empatia. In fondo… è una ricetta facile.

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