Il metodo danese per crescere bambini felici, intervista all’autrice del best seller

Articolo di Nadia Afragola - Cosmopolitan

L’autrice del best seller Il metodo danese per crescere bambini felici si racconta in un’intervista a Cosmopolitan, spiegando il suo punto di vista sull’educazione dei figli.

Non ho figli, forse un giorno ne avrò ma per il momento mi limito a fare la figlia. Una cosa però è certa una guida su come rendere felici i propri figli non guasterebbe, fosse anche per regalarlo alla propria di madre. E poi, alzi la mano chi all’idea di un figlio non abbia messo in cima alla lista delle cose da fare, quella di cercare un libretto delle istruzioni per avere delle coordinate. Madri non si nasce ma si diventa, come nel caso dell’americana Jessica Alexander, sposata con un danese ma romana di adozione da oltre 10 anni. È laureata in psicologia, ama studiare le diverse culture e in cima al suo CV c’è la firma (insieme alla psicoterapeuta Iben Sandhal) su un bestseller internazionale, pubblicato in oltre 20 paesi in tutto il mondo. Di cosa si tratta? Del rivoluzionario metodo di educazione danese per crescere i bambini più felici del mondo.

Sapevi che ogni anno le Nazioni Unite stilano una classifica dei Paesi più felici al mondo? E sapevi che da oltre 40 anni chi domina il World Happiness Report? La Danimarca! Sono queste le premesse che hanno portato Jessica e Iben a mettere appunto, in 13 anni di ricerca quello che pare essere il vero segreto della felicità del piccolo Paese del nord e per capire realmente di cosa si tratta abbiamo fatto quattro chiacchiere con Jessica.

Ma è vero che il metodo danese fa crescere i bambini felici?

Secondo me sì e basandomi sulla risposta positiva a livello mondiale, sembra che anche gli altri la pensino così!

Ed è vero che la Danimarca è il Paese più felice al mondo?

Sì, altrimenti non sarebbe in vetta a quella classifica da 40 anni consecutivi, e sempre tra le primi 3 nazioni.

Italia, veniamo all’Italia: da dove dovremmo iniziare per migliorare le cose? Far sorridere la gente… e magari iniziare a farlo con i bambini?

Penso che tutti i grandi cambiamenti derivino dal modo in cui trattiamo i nostri figli. Se cambiamo noi stessi e il modo in cui siamo genitori, possiamo letteralmente cambiare il futuro. Capire cosa sia l’empatia e insegnarla, ad esempio (come fanno in Danimarca) potrebbe essere di grande cambiamento per il mondo.

Le mamme italiane… tutte bocciate?

Affatto! Amo l’Italia e penso che i genitori italiani siano estremamente amorevoli. Non giudico mai le diverse culture. Cerco di concentrarmi sui dati che parlano di felicità in Danimarca e se non ci siano una o due cose che tutti noi possiamo imparare. Ho vissuto un’esperienza vera e propria intorno al “metodo danese”: mi ha cambiato la vita, ecco perché ho pensato che potesse aiutare anche gli altri.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo piccolo manuale di sopravvivenza?

Sono spostata con un danese da 17 anni. Nonostante tutti i libri per i genitori che ho letto, ho sempre preferito il consiglio dei danesi per crescere i miei figli. Mi hanno resa una persona migliore e più felice, e sapevo che se poteva aiutare me, poteva aiutare chiunque. Sentivo di dover scrivere qualcosa a riguardo.

Insieme all’amica e psicologa danese Iben Sandahl, hai “brevettato” addirittura un metodo, e lo avete chiamato P.A.R.E.N.T. Di cosa parliamo?

È un acronimo e sta per play (gioco libero), Authenticity (Autenticità), Reframing (Ristrutturazione), Empathy (Empatia), No Ultimatums (No agli Ultimatum) e Togetherness e Hygge (Intimità). Tutto chiaro?

Quanto è importante in percentuale, nel vostro metodo, il ruolo della scuola?

È molto importante e non è un caso che diverse scuole siano interessante a studiare Il Metodo Danese, anzi alcune lo stanno già facendo. Adesso sto scrivendo un libro sull’educazione danese, che dovrebbe uscire entro il 2018.

Come cambia il modo di guardare al mondo quando si diventa genitori?

Per me è stato il più importante e significativo cambiamento della mia vita. Siamo così inondati di ossitocina durante e dopo la nascita di un bambino (questo è associato a livelli più elevati di empatia e fiducia). È un momento speciale per riflettere su noi stessi e sui nostri genitori, per vedere se c’è qualcosa che vogliamo cambiare. I nostri bambini alla fine ci rispecchiano.

Hai recentemente dichiarato che “La felicità è un gioco che si impara da piccoli”: bene da dove iniziamo? Ho perso alcune lezioni.

Direi leggendo il libro (sorride).

Quindi… vediamo se ho capito bene: “basta programmare i pomeriggi dei figli con tante attività extrascolastiche”. Perfetto, come glielo diciamo alle mamme milanesi, a chi vive in città?

L’Italia è un paese meraviglioso, ha una natura meravigliosa. Anche solo nel fine settimana, portateli al parco, in spiaggia, in montagna e lasciateli giocare liberamente. Quella mia frase presa dal libro non significa eliminare tutte le attività della settimana, significa solo che i bambini vogliono e hanno bisogno di giocare. È anche il modo in cui elaborano le loro giornate. Lasciarli giocare da soli o con gli amici non è sinonimo di noia. Imparano così tanto ed è fondamentale per ridurre lo stress; non solo nelle loro vite, ma per i genitori che non devono correre in giro per tutta la città per le attività. In Danimarca il gioco è una teoria educativa. È considerata la cosa più importante che un bambino possa fare perché sta imparando; empatia, autocontrollo, capacità di negoziazione, meccanismi di coping. Questo è tutto supportato dalla ricerca. Ci vuole solo un cambiamento di mentalità, per permetterci di vederlo come qualcosa di realmente importante.

Altra regola per i genitori: cercate di dire sempre la verità. Funziona davvero? Anche davanti ad un “meraviglioso” scarabocchio che tanto meraviglioso a dire il vero non è?

Non dobbiamo necessariamente dire “che brava” o “che brutto”. L’idea è di concentrarsi sul processo, non sul risultato. Quindi, potremmo dire: “Cosa c’è?” o “Cosa stavi pensando quando lo hai disegnato?” o, ancora, “Perché hai scelto quei colori?”. Domande oneste, sincere, che non fanno credere al bambino che sono stati valutati, giudicati per il loro lavoro, ma piuttosto, che siamo interessati al loro sforzo.

Parli spesso di “ottimismo realista”. Ci fai un esempio, reale?

“Non esiste il brutto tempo, solo abbigliamento cattivo” questo è un detto danese. Cambiando le nostre parole e la nostra prospettiva, possiamo sempre trovare un modo per concentrarci sui dettagli più positivi. E questo ci fa sentire meglio. Non significa essere eccessivamente ottimisti, significa solo trovare i dettagli più positivi in una foto e concentrarsi su quelli. Posso dare tre esempi “Odio volare”, “Sono terribile in cucina” e “Non sopporto mia suocera”: queste sono frasi molto in bianco e nero che si concentrano sulla negatività. Se ci rifocalizziamo, potremmo dire “Amo viaggiare quando scendo dall’aereo”. “Mi piace cucinare quando ho una ricetta da seguire” e “Non vado d’accordo con mia suocera ma è un’incredibile nonna per i bambini”. Parliamo sempre delle stesse situazioni, ma con una prospettiva diversa. E le percepiamo anche diverse, perché scegliamo su cosa focalizzarci. Le nostre parole formano la lente attraverso cui vediamo il mondo. Cambiamo le nostre parole, le frasi, e cambiamo le nostre vite e le vite dei nostri bambini per il meglio.

Mia nonna diceva che una sculacciata non fa male a nessuno, anzi! Vuoi mica dirmi che nonna aveva torto?

Nella mia famiglia, le sculacciate erano normali, lecite, quindi questo è stato un grande cambiamento per me credere che non fossero necessarie. In Danimarca sono illegali da oltre 20 anni. Usano un approccio “no ultimatum” che è basato molto sul rispetto. I bambini danesi sono tra i bambini più educati che abbia mai visto. Il loro motto è “Insegna rispetto, sii rispettoso e sarai rispettato”. Devo dire che non è una bacchetta magica, ma funziona!

Ci sarà un seguito del vostro manuale? Tipo sulla gestione degli adolescenti?

Forse in futuro, sì (quando i miei figli staranno raggiungendo quell’età), ma il mio prossimo libro riguarda l’istruzione; non è solo per gli insegnanti, ma ci sono anche “lezioni di vita” per genitori e le persone in generale, comprese tutte le lettrici di Cosmopolitan.

Se non in Danimarca… In quale paese andresti a crescere i tuoi figli?

I miei crescono in Italia a dire il vero ma per rispondere alla tua domanda non riesco a indicare solo un posto, non basterebbe. È incredibilmente interessante conoscere altre culture. Ciò che è importante è che i miei figli si sentano amati e rispettati per quello che sono ovunque siano. Come diciamo in inglese “Home is where the heart is”, la casa è dove si trova il cuore.

 

Articolo di Nadia Afragola presente su COSMOPOLITAN

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