SVAGO, EMPATIA E CONDIVISIONE: IL METODO DANESE PER CRESCERE BAMBINI EDUCATI E CONTENTI

Articolo scritto da Laura D’Alessandro

Più ricercato del Santo Graal, più introvabile della pietra filosofale. Il modo giusto per educare i figli resta per molti un inafferrabile mistero. Alzi la mano il genitore che non pagherebbe oro per avere la soluzione ai capricci o per scoprire come trasformare il suo piccolo in un adulto sereno. La ricetta infallibile probabilmente non esiste, ma si può provare a cambiare prospettiva. L’ultima tendenza in fatto di puericultura viene dalla Scandinavia e sta facendo il giro del pianeta grazie al libro Il metodo danese per crescere bambini felici, scritto dalla giornalista Jessica Alexander con la psicoterapeuta Iben Sandahl. Da decenni la Danimarca è ai primi posti delle classifiche mondiali sulla felicità stilate dalle Nazioni Unite e dall’Ocse. Le due esperte si sono chieste la ragione di tanto appagamento e, dopo 13 anni di ricerche, l’hanno individuata nell’approccio educativo. Vale a dire: se si è allevati in un certo modo, si hanno più probabilità di diventare persone contente e soddisfatte. Jessica, che è statunitense, lo ha verificato sul campo, avendo sposato un uomo originario del Paese della Sirenetta, col quale ha avuto due figli. Ne è risultato un vademecum fatto di sei princìpi, sintetizzati nell’acronimo inglese parent, che racchiudono l’essenza della pedagogia made in Denmark. Si comincia dalla P di play: il gioco aiuta a sviluppare abilità come resilienza e gestione dello stress, ma deve essere libero e quanto più possibile all’aria aperta. «Teniamo i nostri figli impegnati in troppe attività strutturate. Dobbiamo farli sperimentare di più», afferma Jessica. La seconda parola d’ordine è autenticità e vuol dire imparare a essere onesti con se stessi e con gli altri, a comprendere e accettare le emozioni, anche quelle negative.

I connazionali di Amleto, poi, sono campioni di ristrutturazione ed empatia, che consistono rispettivamente nel guardare le cose con occhi diversi per trovare il lato positivo e mettersi nei panni dell’altro senza giudicare. Mamma e papà devono dare l’esempio, mantenendosi ottimisti, evitando di etichettare le persone ed esprimendo a parole i loro stati d’animo. E con un bimbo che non obbedisce, cosa fare? No agli ultimatum, si legge nel manuale, niente urla e sculacciate. «Offriamo un’alternativa ai piccoli, distraendoli dal capriccio. Ai più grandi spieghiamo in modo calmo le conseguenze del loro comportamento». L’ultimo, ma non meno importante, principio è la togetherness: l’abitudine di stare insieme ai propri cari in un’atmosfera intima e accogliente. Sembra una banalità, ma i popoli del Nord Europa ne hanno fatto un vero e proprio stile di vita, chiamato hygge. L’idea è quella di trasmettere ai ragazzi il senso di condivisione e lo spirito di squadra, che torna utile in tutti gli ambiti della vita. «Essere genitori è il mestiere più difficile del mondo in qualsiasi Paese», conclude l’autrice. «La cosa positiva dei metodi applicati in Danimarca è che possono essere usati ovunque per raggiungere l’obiettivo più importante: la felicità dei nostri bambini». LF [www.thedanishway.com]

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